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Il “Mattone” diventa 4.0

Il “Mattone” diventa 4.0

Ecco come cambia l’edilizia con le nuove tecnologie.
Gli immobiliaristi conoscono poco le potenzialità dell’edilizia 2.0.  Usano poco i social e non aggiornano i siti.

La quasi totalità delle imprese edili ha intenzione d’investire in innovazione in futuro, principalmente in macchinari e attrezzature. È quanto emerge dall’indagine Ance diffusa a Roma durante il XVIII convegno nazionale dei Giovani Ance dal titolo «Mattoni 4.0 – digitalizziamo un antico e nobile mestiere». La conoscenza del mercato è diventata un fattore strategico per oltre il 50% delle aziende che ha partecipato all’indagine. Prima di fare un investimento in innovazione, le imprese analizzano la domanda potenziale, la corrispondenza con le caratteristiche del prodotto da realizzare e la compatibilità con il prezzo che potrà essere richiesto.
Prestano però pochissima, se non scarsa, attenzione alle potenzialità offerte dalle costruzioni digitali, droni e realtà aumentata.

«Il decreto Industria 4.0 – commenta Roberta Vitale, presidente dei Giovani Ance- deve allargare lo sguardo al settore dell’edilizia. Noi siamo pronti a raccogliere la sfida dell’innovazione, ma con noi deve farlo la pubblica amministrazione. Perché se da una parte le nostre imprese sono costrette ad essere sempre più qualificate, non possiamo pensare che uffici comunali e stazioni appaltanti siano a malapena adeguate alla seconda rivoluzione industriale. La digitalizzazione –auspica la dirigente- deve essere messa anche al servizio della manutenzione e della sicurezza del patrimonio edilizio. Le moderne tecnologie possono, infatti, fornirci indicazioni dettagliate sullo stato di salute degli edifici e delle infrastrutture, per poter intervenire tempestivamente con un piano di manutenzione o agevolare la ricostruzione a seguito di crolli». Per fare ciò occorre rendere però obbligatoria la redazione del fascicolo digitale del fabbricato, per gli immobili privati, e redigere un data base completo del patrimonio pubblico in collaborazione con le università italiane. Sempre secondo la ricerca, nel campo dell’edilizia privata, il 77% delle imprese possiede un sito ma l’aggiornamento e il controllo accessi sono ancora bassissimi. L’82% delle pmi edili aggiorna infatti il sito con cadenza ultra-settimanale, anche se 4 su 5 non sanno quanti siano gli accessi giornalieri. I social vengono utilizzati dalla metà delle imprese del campione, per lo più dalle imprese che fanno edilizia privata rispetto a quelle impegnate nei lavori pubblici. Quasi tutte le imprese utilizzano Facebook. Poco sfruttati Twitter e Instagram. Il 92% del campione conosce il Bim (Modello d’informazioni di un edificio), ma solo il 13% già lo utilizza.

 

Fonte:Corriere

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