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Edilizia, si torna a costruire case dopo cinque anni di crisi.

Edilizia, si torna a costruire case dopo cinque anni di crisi.

I dati Istat confermano una ripresa nel primo semestre dell’anno, ma va ancora male l’edilizia non residenziale. Le richieste di mutui sono salite del 21%.

Riparte, dopo cinque anni di apnea, il mercato delle costruzioni residenziali. E tornano a crescere anche i prestiti, soprattutto i mutui. E’ un segnale ancora timido, ma i dati che arrivano dall’Istat sono positivi. Nel primo semestre 2016, si il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati torna a superare la soglia delle 10mila unità nel primo trimestre, raggiungendo quasi 11,5 mila nel secondo, sebbene si rilevi una contenuta contrazione (-1,1%) rispetto al primo semestre 2015. Più marcato è il miglioramento semestrale registrato in termini di superficie utile abitabile (+4,0%). L’edilizia non residenziale registra invece una riduzione dell’8,3%. Di uffici capannoni industriali non se ne costruiscono.

Dopo la marcata flessione nel numero di abitazioni registrata per i nuovi fabbricati residenziali nel primo trimestre 2016 (-6,2%), il parziale recupero conseguito nel secondo trimestre 2016 (+4,0%) rappresenta la prima variazione positiva dopo 5 anni di continue flessioni tendenziali. Dopo la fase di forte espansione registrata, in media, nel 2015, l’edilizia non residenziale torna ad essere caratterizzata da un marcata contrazione tendenziale nel primo trimestre 2016 (-9,2%) che si ridimensiona solo in parte nel secondo (-7,5%), conclude l’Istat.

Il rinnovato interesse per il settore immobiliare è confermato anche dai dati dell‘osservatorio Crif, perché gli italiani, stressati dalla crisi, hanno deciso che tanto vale viversela la vita. E così comprano casa e si indebitano anche per cambiare auto, per sostituire il frigorifero che non sbrina più, per andare in palestra. Ma ahimé anche per correre dal medico. Il vero boom però si è registrato nelle richieste di mutui e nell’importo chiesto per mettere su casa, maggiore di quanto era nel 2015. Con i tassi e i prezzi delle abitazioni in discesa gli italiani hanno fatto ripartire il mercato. A dicembre appena concluso le richieste di mutui o surroghe hanno fatto registrare un incremento pari a +21,3% (sono il numero di interrogazioni relative a richieste di nuovi mutui e surroghe, vere e proprie istruttorie formali, non semplici richieste di informazioni o preventivi online), rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. E’ un incremento record rispetto agli ultimi 6 mesi del 2016. Il dato di dicembre porta dunque la variazione relativa all’intero anno a un eloquente +13,3% rispetto al 2015. A fornire i dati è il Crif, che tiene sott’occhio le domande di mutui e quelle di prestiti, personali e finalizzati all’acquisto di un particolare bene. E anche questo settore è andato sù, con un nuovo incremento, pari a +8,1% rispetto allo stesso mese del 2015. Il dato di dicembre porta la variazione su base annua a far segnare un +7,4% rispetto al pari periodo del 2015.

La casa. Sale l’importo medio richiesto per comprare casa, cosa che non accadeva dal 2010, quando era superiore ai 130mila euro. Ma quanto chiedono alle banche  gli italiani per comprare un’abitazione? Nel complesso quasi quattro mutui su cinque, il 77,6% del totale, hanno riguardato importi inferiori ai 150mila euro. Per quanto riguarda la distribuzione delle interrogazioni di nuovi mutui e surroghe per classe di durata, invece, ancora una volta la preferita è stata quella compresa tra i 16 e i 20 anni, con una quota pari al 24,3% del totale, seguita a ruota dalla fascia tra i 21 e i 25 anni, con il 20,9%.

Se per i mutui è boom, non è andata male nemmeno per i prestiti. Il numero di richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (autoveicoli, motocicli, articoli di arredamento, elettronica ed elettrodomestici, viaggi, spese mediche, palestre, ecc.) è andata su,  contribuendo in maniera significativa alla performance positiva dell’intero comparto. Per questo tipo di prestiti finalizzati si sono rivelate determinanti le numerose campagne a tassi promozionali e la proposizione di prodotti a elevata flessibilità e abbinati a servizi accessori aggiuntivi. Basta pensare alle grandi campagne pubblicitarie, che le grandi catene pubblicizzano di continuo, spesso rimamdando di qualche mese l’inizio del pagamento delle rate. O le offerte delle case automobilistiche che abbinano all’acquisto dell’auto, le offerte assicurative e servizi aggiuntivi.

Più contenute, ma sempre con il segno positivo, le richieste di prestiti personali. Un prodotto che non è legato direttamente all’acquisto di un bene, prevede mediamente importi più elevati e durate più lunghe. L’incremento è stato del +6,2%, grazie soprattutto al persistente basso livello dei tassi di mercato, che ha favorito una forte concorrenza tra le aziende di credito e un’ampia proposta di offerte modulari e flessibili.

 

 

fonte: Repubblica

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