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Nel 2019 riparte l’edilizia

Riparte l’edilizia

Dopo dieci lunghi anni, il settore delle costruzioni ha finalmente arrestato la caduta e dal 2016 ha avviato una nuova fase più positiva. È questo, in estrema sintesi, il giudizio contenuto nel XXVI Rapporto congiunturale e previsionale del Cresme (Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia) dedicato al mercato delle costruzioni 2019 e allo scenario di medio periodo.

In questi ultimi anni infatti i permessi di costruire per la nuova edilizia abitativa sono cresciuti del 3,9% nel 2016, dell’11,3% nel 2017 e dell’8,7% nel primo trimestre di quest’anno. È cresciuto il consumo interno di cemento (+1%) e sono cresciute, dopo un lunghissimo numero di anni, le vendite di laterizio da muro (+2,8% nel primo trimestre 2018); sono, seppur di poco, aumentati i finanziamenti agli investimenti per l’edilizia residenziale (+0,6%) e per quella non residenziale (+33%); i lavori di recupero edilizio e di riqualificazione energetica sono cresciuti dell’1,7% nei primi otto mesi di quest’anno; il mercato immobiliare residenziale e non è in crescita nel 2018 con tassi intorno al 5%; l’analisi dei bilanci di 967 società operanti nella filiera delle costruzioni indica che la crescita dei fatturati registrata nel 2017 è stata del 4,9%. «Insomma, i segnali di un nuova fase di mercato ci sono tutti – ha sostenuto Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme – e se il clima generale non degenera, dalle costruzioni potrebbe venire un contributo importante per il ritorno alla crescita. Certo, non tornando più a livelli espansivi del sesto ciclo edilizio del secondo dopoguerra, nemmeno a quel settore delle costruzioni».

In effetti, quelli della crisi sono stati anni terribili per le costruzioni, che è stato il settore più penalizzato: una crisi che ne ha minato il sistema produttivo e occupazionale. Una lunga fase recessiva che ha avuto pesanti effetti sull’economia e sulla società italiana. Secondo l’Istat, dal milione e 952mila occupati del 2008 le costruzioni sono scese, nel primo trimestre di quest’anno a un milione e 363mila. In dieci anni si sono persi un terzo degli occupati: 590mila unità di lavoro. Un dato, quest’ultimo, che equivale a poco meno della metà della differenza delle persone in cerca di occupazione in Italia tra il 2007 e il 2018. Se poi consideriamo il legame tra il settore e l’indotto, nel conto dobbiamo considerare almeno altri 300mila occupati nelle industrie e nei servizi collegati.
Fonte: ilgiornaledell’architettura

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