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Luigi De Faveri: il lavoro bisogna crearlo

Luigi De Faveri: il lavoro bisogna crearlo

Questa è la storia di un impero costruito dal nulla, dove la determinazione, la tenacia e l’ottimismo di un uomo “normale” hanno permesso di realizzare qualcosa di “speciale” che potrebbe essere lo spunto per la sceneggiatura di un meraviglioso film.

“A chi crede nei sogni basta un gradino per raggiungere le stelle”.

Pieve di Soligo (TV), io l’avevo notato Luigi De Faveri, lo guardavo mentre uno dei suoi uomini mi accompagnava in giro per la sua azienda.
Uno sguardo di quelli che ti fanno capire che dietro quei grandi occhiali, si nasconde un percorso di vita “complesso”, lungo ma meraviglioso. Mi dicevo, lui deve raccontarmi questa storia, devo farla conoscere, perché nella sua voce e nelle sue mani si nasconde un vincitore o ancor di più un sognatore che non si è mai arreso.
Così, da buon giornalista, mi sono seduto a cena col padrone di casa “Eclisse” – azienda italiana leader nella costruzione di controtelai per porte a scomparsa e telai per porte a battente filomuro con bacino di utenza mondiale – e mi sono fatto raccontare il film di chi nella vita ha sempre “visto oltre”.

Da dove iniziamo?

Luigi De FaveriEra il 1948, avevo otto anni, andavo a scuola ma senza tanti risultati, mi piaceva il “lavoro” e in particolare tutto quello che riguardava il ferro.
I miei genitori lavoravano in campagna come agricoltori. A quei tempi non c’erano tante alternative, così a 13 anni sono andato a lavorare in un’azienda che riparava gli aratri e allo stesso tempo frequentavo una scuola serale di disegno. Cercavo di guadagnare qualche spicciolo per me e per la mia famiglia.
Sempre in quest’azienda, dopo qualche anno iniziai a fare anche i ferri utilizzati per ferrare le mucche, cavalli, muli (si usuravano nei campi), che poi venivano rivenduti ad una ferramenta lì vicino.
Erano anni difficili e quando hai fame impari tantissime cose.

La partenza dall’Italia

Luigi De Faveri - EclisseSuccessivamente, a 20 anni, sono partito per la Francia (Parigi), dove un signore che conoscevo cercava persone per lavorare in un cantiere.
Sono rimasto lì per due anni come fabbro, mi sono dato da fare, mi ritenevano capace, così ho fatto domanda per la loro officina specializzata dove riparavo gli utensili utilizzati nel cantiere.

Per guadagnare di più, mi occupavo della manutenzione straordinaria dei “grigliati”, particolari griglie metalliche saldate con la fiamma ossidrica, che servivano ad armare le pareti per la colata del calcestruzzo.
Sono tornato in Italia per espletare gli obblighi di leva, ma sono stato esonerato perché, aimè, mio padre si era ammalato durante la 2° guerra mondiale e aveva bisogno di assistenza.
Intanto mio fratello maggiore Antonio, di due anni più grande, portava avanti una piccola azienda che lavorava il ferro. Costruiva e riparava finestre per capannoni e così ho iniziato ad aiutarlo.
Avevo 23 anni e da lì è nata la De Faveri s.r.l.

Esperienze e paure

Dal 1963 al 1972 io e mio fratello abbiamo effettuato tantissimi lavori in ferro, ci siamo fatti un nome e così venivamo chiamati anche da aziende limitrofe, fino a Vicenza.
Lugi De Faveri EclisseChe soddisfazione lavorare con queste società e quante cose ho imparato.
Con questa esperienza e con la voglia di “guardare oltre” abbiamo iniziato a costruire i “falsi telai” per un’impresa che mi ha anche fregato – sorride – ma che mi ha insegnato tanto.
Ho creato, così, dei brevetti particolari che ci distinguevano dagli altri, come il supporto per l’avvolgibile delle tapparelle che è durato oltre 25 anni.
Nel 1972, ho deciso di prendere strade diverse da quelle di mio fratello, ho acquistato la prima macchina “piega lamiere”.
Ne ricordo ancora il prezzo, 5.000.000 di lire.
Mia moglie Gabriella faticava a vedere tutte quelle cambiali, era spaventata anche per l’ipoteca che abbiamo dovuto praticare sulla casa.
Io, invece, ero sempre ottimista, ero certo del mio lavoro. Iniziavo alle quattro del mattino e la sera non c’erano orari per terminare. Avevamo quindici dipendenti ormai e quando loro arrivavano al mattino in azienda, io avevo già fatto quattro ore di lavoro.

 

Arriviamo agli anni ‘90

Nel 1989, precisamente febbraio, ho creato il primo prototipo di controtelaio per intonaco. Le prime tre realizzazioni le ho installate in un’abitazione qui vicino, sono ancora lì.
Avevo idea di creare qualcosa di speciale, di ripartire con qualcosa di nuovo ancora e così è nata “Eclisse”, nome e marchio creato da me.
Ho acquistato della macchine vecchie utilizzate per la produzione del ferro, le ho adeguate, riprogettate e automatizzate secondo le mie esigenze.
Siamo partiti nel 1991 con tre dipendenti, tante idee e nessuna paura, con la produzione dei “controtelai”.

La crescita: Italia, Europa, mondo

Il 1994 è stato l’anno delle prime fiere. Inventavo, producevo e contemporaneamente facevo anche la parte commerciale; ero fiducioso che il lavoro sarebbe andato avanti e così è stato.
Ci avevo visto bene, dalla prima fiera in Italia, all’espansione europea e poi mondiale.
Ho iniziato dalla Francia, che mi aveva adottato da giovanissimo, poi nel mondo, oggi Eclisse è un marchio leader nella produzione di controtelai per porte e finestre scorrevoli in grado di produrre 1300 telai al giorno, che conta più di 30 agenzie di rappresentanza, 2000 distributori in Italia e 9 consociate nel mondo.

Quanto è stata importante sua moglie?

Gabriella Campodall'OrtoDirei fondamentale, è completamente diversa da me, molto più pacata e questo mi è servito moltissimo.
Ascoltarla mi ha sostenuto professionalmente e personalmente. Ancora oggi mi aiuta a vedere le cose con occhi diversi dai miei.

Gli sviluppi dell’azienda

Eclisse_logo_vediamo_oltre

Il prossimo anno Eclisse diventerà ancora più grande, con una nuova struttura, mantenendo anche l’attuale.
Nuove tecnologie, macchinari più specializzati, per rendere i nostri prodotti sempre migliori. “La soddisfazione del cliente è alla base del mio lavoro.
Ogni dettaglio realizzato per i controtelai è studiato per dare un valore aggiunto ai nostri utilizzatori”.
Trascorro le ore a studiare e progettare i più piccoli “particolari” e ne vado molto fiero, ma “da grande” mi piacerebbe ritornare a lavorare con l’incudine e il martello.

La cena stava per terminare, gli occhi di Luigi De Faveri brillavano e si perdevano in quel racconto, mix giusto tra passato, presente e futuro. Gli ho chiesto quale fosse una sua passione, mi ha sorriso e con quella spensieratezza di chi ne ha passate tante mi ha detto: “Quella di girare il mondo”.
Il sig. De Faveri, nella sua grande modestia, non mi ha detto che è impegnato in progetti umanitari in Italia, Brasile e Africa.
E’ lui, in prima persona, a recarsi nei luoghi disagiati per aiutare quelli meno fortunati, costruendo strutture e donando, così come è capitato a me, quel suo sorriso che ti arricchisce l’anima.

Da quella sera porto sempre con me una sua frase, detta da una persona rimasta umile anche davanti all’evidenza di un’Azienda, l’Eclisse, di fama mondiale:
Non è importante il lavoro che fai, ma il desiderio di fare qualcosa, quello che hai dentro”.

Grazie Cav. De Faveri, come direbbe Lei: Prete becco!

Antonio D’Amore

Cavaliere Lugi De Faveri e Famiglia

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